top of page

In bocca al lupo!

  • Immagine del redattore: Anna Gri
    Anna Gri
  • 27 feb 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Vi siete mai chiesti perché si arriva ad avere paura di qualcosa?

Tra le cosiddette emozioni primarie che accomunano tutti gli esseri viventi, troviamo la paura. Ora, la mia intenzione non è certo quella di fare un trattato su questa emozione, peraltro importantissima perché ricopre una funzione vitale per ognuno di noi. Desidero piuttosto spostare l’attenzione sul perché si manifesta. Comincio con il dirvi che di solito la paura arriva in risposta a una minaccia, reale o percepita; il suo scopo è quello di produrre nel nostro corpo (e nella nostra mente) una reazione di allerta, fondamentale per metterci in condizione di proteggerci e salvarci.


Esistono paure ricorrenti, che accomunano, più o meno consciamente gli esseri umani; queste riguardano fondamentalmente la salvaguardia fisica e psicologica dell’integrità e della vita delle persone. Tra queste, sembra esserci quella del lupo, o meglio, dell’essere mangiati, divorati. Ma prima di addentrarci nel buio che questa genera in bambini e adulti, voglio farvi notare come quanti detti o modi di dire che usiamo quotidianamente facciano rifermento a questo animale, solo per citarne alcuni: “In bocca al lupo. Crepi il lupo”, “Ho una fame da lupi”, “Un tempo da lupi”… La paura si legge già qui, tra le righe.


Quando si è bambini, il primo contatto che si ha con questo animale, è attraverso le fiabe. A meno che non si abbia la fortuna di abitare in qualche Parco Nazionale protetto. Tante sono le storie dove il lupo viene descritto come un personaggio minaccioso, scuro, del quale avere, appunto, paura. La fiaba con la F maiuscola è quella di Cappuccetto Rosso dove il lupo in questione, inizialmente fingendosi amichevole con la bambina protagonista, la inganna, rivelandosi poi affamato e pericoloso. Nella versione originale di Perrault, l'autore non prevede il finale che tutti conosciamo, termina con il lupo che fa di Cappuccetto Rosso il suo ultimo pasto. Saranno poi i fratelli Grimm a scrivere un finale ancora diverso: sarà infatti la figura del taglialegna a uccidere il lupo e salvare la nonna e la nipote, liberandole dalla sua pancia.


Ma sfatiamo un falso mito: il lupo, grande, minaccioso e possibilmente nero delle fiabe e dell’immaginario collettivo non corrisponde al lupo della realtà. Una premessa doverosa: da qui in poi mi riferirò al Canis lupus italicus, cioè al lupo presente sul nostro territorio.

Il lupo è un predatore e, come la volpe, il coyote, lo sciacallo e il cane domestico, appartiene alla famiglia dei canidi. Tutti i cani domestici (si, anche i chiwawa!) discendono dalla domesticazione a opera dell’uomo del lupo. Un piccolissimo affondo etimologico: in biologia la domesticazione è il processo attraverso cui una specie animale o vegetale viene resa "domestica" (dal latino domus, casa), cioè dipendente dalla convivenza con l'uomo e dal controllo da parte di quest'ultimo.

Il lupo è un animale grande circa come un pastore tedesco e i maschi, in generale, sono più grandi delle femmine. Le sue dimensioni, a discapito di quanto si possa immaginare, sono piuttosto modeste. Vi do due dati: la sua altezza varia tra i 50 e i 70 centimetri, la lunghezza del corpo arriva fino al metro e 10 e la coda non supera i 35 centimetri (provate a misurarli con un metro e vi renderete conto che non sono poi così tanti per un animale che incute terrore ai più).


Gran parte della nostra paura nasce quindi da immagini distorte che si creano e si ingigantiscono nelle nostre menti fin da quando siamo piccoli.

Ma chi è davvero il lupo? Dove vive? Come si comporta in natura? Come funziona il branco? Quanti adulti saprebbero rispondere a queste domande? E quanti di noi sono ancora fermi all’immagine del lupo che divora Cappuccetto Rosso in un sol boccone?


La raffigurazione di questo animale all’interno dei libri per bambini gioca un ruolo fondamentale negli adulti che saranno. Per fortuna oggi esistono in commercio narrazioni dove il lupo non è un animale cattivo, ma fa, semplicemente, il lupo.


Vi saluto con tre consigli di lettura per i più piccoli, ma perché no, anche per i grandi che hanno ancora paura del lupo cattivo:


-"Lupo nero", scritto e illustrato da Antoine Guilloppé, edito da Camelozampa


-"Il lupo che saltò fuori da un libro", scritto da Thierry Robberecht, Gregoire Mabire, illustrato da Gregoire Mabire, edito da Valentina Edizioni


-"Ecco il lupo", scritto e illustrato da Alexandre Rampazo, edito da Gallucci



 
 
bottom of page