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Guardare più in là

  • Immagine del redattore: Anna Gri
    Anna Gri
  • 30 ago 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Tutto sommato e sommato il tutto, agosto è quasi finito e il calendario appeso nella nostra vecchia cucina ci ricorda che settembre è qui.

Quello di quest’anno sarà un Settembre con la S maiuscola. Sì, sì, lo so che la maiuscola non si usa per i mesi dell'anno, ma in questo cambieranno tante cose e forse, per la prima volta, girare la pagina del calendario aiuterà a lasciare alle spalle l'abbronzatura e accogliere quello che verrà.


Da un po' di tempo arrivo alla fine dell'estate con le stesse domande strette in tasca e la stessa malinconia.

Mi dico che forse sono i chilometri che macino tra le montagne che mi hanno vista crescere o forse è solo la vita che a un certo punto le domande le fa.


Sta di fatto che per me esistono luoghi dove le domande arrivano, senza che io possa farci nulla. Quando i posti diventano luoghi, dentro lì ci siamo anche noi, con i nostri ricordi e le emozioni condensate.


Nei luoghi che mi hanno vista crescere, accade qualcosa di inspiegabile: ogni cosa prende voce.


Nei boschi i larici secolari proteggono il mio passaggio. Le loro cortecce segnate dal tempo mi ricordano la pelle delle mie nonne: rugosa, forte, viva. Sono presenze silenziose, eppure, dentro di me, risuona chiara la loro antica saggezza.

Il timo selvatico profuma l’aria, i prati cambiano colore insieme ai pensieri, il torrente, con la sua acqua gelida, azzera ogni pensiero, il vento sussurra parole e il respiro è l’unico suono che rompe il silenzio.


Nessuno parla, ma tutto mi parla.

Persino l’aquila che vola alta nel cielo sembra dirmi: “Guarda più in là”.


E quando è tempo di andare, questo luogo continua ad essere. Immobile e vivo. Ignaro delle nostre nostalgie.

Sono io che lo porto con me, o almeno ci provo, riempiendo

le tasche di passi e respiri.

E domande senza risposte.




 
 
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