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Dire di no, dire di si

  • Immagine del redattore: Anna Gri
    Anna Gri
  • 11 giu 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Si, è vero, il mese scorso non abbiamo pubblicato nessun articolo. Siamo mancati all’appuntamento che portiamo avanti ormai da settembre 2024. Le motivazioni, non che io voglia giustificarmi, sono legate alle energie che maggio ci ha richiesto. In trenta, anzi trentun giorni, abbiamo macinato chilometri, condotto l’escursione al Sasso di Preguda in occasione dell’evento Portami al lago, concluso tutti i progetti con le scuole e partecipato a formazioni fuori regione. Insomma, è stato per noi un mese di chiusure e arrivederci, ma anche di decisioni importanti che stravolgeranno il nostro prossimo futuro. Ma di questo ve ne parleremo più avanti (lo prometto!).


Sapete quanto per me sia importante scrivere, ma vogliamo parlare di quanto è stato liberatorio potermi dire: “No, per questa volta, va bene così Anna”. Riconoscere la stanchezza, sapersi fermare, rallentare quando tutto va troppo veloce dentro e fuori di noi è un gesto doveroso, salvifico, umanamente indispensabile. Ci ho messo tempo a capirlo e il senso del dovere (e di colpa) delle volte bussa ancora e fa capolino. Tempo fa, una persona che stimo particolarmente, ha detto una frase che faceva più o meno così: “Essere adulti significa non provare alcun senso di colpa”. Sbam! Nella mia testa è scoppiata una rivoluzione, è apparso un arcobaleno, la luce infondo al tunnel, i fuochi d’artificio nel buio della notte. Ripenso spesso a queste parole e penso quanto lavoro posso (e non devo, sostanziale differenza) fare.


La natura mi (ci) chiama, ma il cemento continua a vincere nelle nostre città, o meglio, lo facciamo vincere noi. I nostri occhi sono sempre più abituati al colore grigio e tutte le sue sfumature: le strade sono grigie, le aiuole meglio se con un po' di cemento, per non parlare delle nuove costruzioni tutte uguali e, ancora una volta, tristemente grigie.

In direzione ostinata e contraria (come cantava De Andrè), io, ultimamente, ho un bisogno sempre più grande di verde. Si, proprio il colore verde, intendo. Così lo ricerco dove c’è, dove sopravvive, dove non viene strappato. Non serve per forza andare in un bosco per rendersi conto di quanti verdi diversi ci circondano. Se vi soffermate su pochi centimetri di un qualsiasi prato, scoprirete quante sfumature di colore nasconde. E se all'improvviso arriverà una nuvola ad oscurare il sole, cambierà tutto ancora una volta e la tavolozza si stravolgerà.


Ancora prima di osservare, guardare, tanto e tutto, affatica e confonde. Quando però si decide di osservare solo una cosa, di concentrarsi, per esempio, su un colore, accadono principalmente due cose straordinarie. La prima è che si cominciano a vedere aspetti o elementi (nel nostro caso, verdi) di cui prima non avevamo neanche idea esistessero. La seconda è che questo tipo di osservazione ci fa rendere conto dei contesti nel loro insieme, ci aiuta a cogliere anche altro oltre quello che si sta ricercando.


L’invito è quindi questo: portare avanti piccole ricerche, allenare i sensi, soffermarsi sulle cose e tener traccia.


Buone (piccole) ricerche!

Anna e Mario



 
 
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