Dire la verità, parte uno
- Anna Gri
- 9 ott 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Tutti i bambini e le bambine del mondo hanno gli stessi diritti. Scrivere questa frase, credetemi, mi costa molta fatica, perché la verità è che la maggior parte dei bambini e delle bambine ogni giorno vedono questi diritti calpestati.
Il primo documento ufficiale a porre nero su bianco i diritti dei più piccoli risale al 20 novembre del 1989, quando la ‘Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell’adolescenza’ viene approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il tutto, verrà poi ratificato dall’Italia il 27 maggio del 1991 con la Legge n. 176.
Maestre, maestri, educatrici, educatori, mamme, papà (e chiunque altro voglia) all’ascolto: ‘Save The Children’ ha pubblicato nel 2017 un piccolo opuscolo ideato e scritto da Carlotta Bellomi e illustrato da Giulia Zaffaroni, nel quale vengono riportati 42 (su 54) articoli della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Lo potete trovare anche in formato digitale qui: https://s3-www.savethechildren.it/public/files/Convenzione_ONU_sui_diritti_infanzia_adolescenza.pdf.
In particolare, c’è un articolo della Convenzione, il 17, al quale sono particolarmente affezionata e recita così: “Tutti i bambini e gli adolescenti hanno il diritto di conoscere e raccogliere informazioni utili al loro benessere dai libri, dai giornali, dai film o da altre fonti di tutto il mondo. Gli adulti devono assicurarsi che essi ricevano informazioni adeguate alla loro età e devono proteggerli da ciò che è dannoso”.
Mi soffermo qui, sul diritto alla verità che tanto spaventa noi adulti. Per cominciare, una cosa che vi può rasserenare, è che i bambini e le bambine chiedono (la verità) quando sono pronti e pronte a ricevere delle risposte. E, forse questa seconda cosa è un po' meno rincuorante, se noi grandi non siamo preparati alle loro domande, se ne accorgono. Ma avere una risposta sempre pronta è qualcosa di difficilissimo, oltre che impossibile, specie se le domande che ci vengono poste toccano temi scomodi, grandi, pesanti. Il più delle volte, allora, tendiamo a non rispondere, a dare risposte con mezze verità o a limitarci a un “non lo so”. I “non lo so” vanno benissimo, ammettere di non sapere tutto quello che ci viene chiesto è un gesto intellettualmente onesto. Possiamo però fare un passaggio in più, per esempio: “Non lo so, però mi informo e poi ne riparliamo insieme!”.
Tanti adulti pensano che parlare ai bambini di temi come la morte, la malattia, la separazione dei genitori, la crisi climatica, le migrazioni, le guerre, lo sfruttamento della natura da parte dell’uomo e, tutto quello che di “difficile” vi viene in mente, sia qualcosa di inadeguato o di esagerato. Ma “piccolo”, ricordatevi, non significa sciocco, anzi. L’intelligenza, l’emotività, la creatività dei bambini, spesso “bagna i nostri nasi”. Ma convinti del contrario, tendiamo a proteggere, a nascondere, a mentire quando arriva la domanda, non rispettando il loro diritto di sapere cosa accade a loro e nel mondo.
Nascondere o non dire è quasi sempre controproducente. E quando manca una risposta esplicita, i bambini, anche quelli piccolissimi, se la costruiscono da sé, come riescono. Pensate la fatica e il senso di solitudine che accompagna questa loro operazione, che non trova comunque un confronto sincero. Ma evitare l’angoscia di una non-risposta è possibile. Come? Dicendo la verità.
Così facendo, non solo rispetteremo il diritto dei bambini e delle bambine, ma diventeremo per loro dei punti di riferimento, di sincerità e di confronto.



