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Dire la verità, parte due

  • Immagine del redattore: Anna Gri
    Anna Gri
  • 18 ott 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

Riprendiamo da dove ci siamo lasciati: dall’importanza della verità.

Nel mio lavoro, ma direi più in generale, nella mia vita, la narrazione è sempre stata una grandissima alleata. In particolare, quella degli albi illustrati.


Molto semplicemente, per chi non lo sapesse, quando si parla di albo illustrato si intende un libro caratterizzato da linguaggi espressivi diversi, principalmente le parole (poche) e le illustrazioni. Lo scrittore inglese Aidan Chambers nel suo libro “Il lettore infinito”, definisce gli albi illustrati come il teatro dell’immaginazione. Io trovo questa descrizione bellissima, in quattro parole arriva dritta al punto.


Leggere un albo illustrato (di qualità) è un’esperienza potente e immersiva, sia per chi legge, sia per chi ascolta. Le parole e le immagini si fondono e resta la meraviglia. Gli albi hanno, quello che io chiamo, un potere ipnotico: concentrano, solitamente in poche pagine, storie con un forte potere evocativo, davanti alle quali l’attenzione si “incolla” e nascono altre domande, spunti di riflessione, mondi possibili.


Ora vi starete chiedendo: ma cosa c’entrano gli albi illustrati con il dire la verità ai bambini? Provo a dirvelo così: la lettura di un albo illustrato permette a noi adulti di essere veri, nel provare a dire la verità.


Gli albi illustrati non danno delle risposte, ma io sono certa che se cominciassimo a considerare le domande dei bambini occasioni per stare con le nostre emozioni, le risposte poi verrebbero da sé.


Essere ed esserci, durante la lettura, fa la differenza. Ricordatevi che i bambini “leggono” il lettore al pari del libro!


Ho così scelto tre, anzi quattro, albi illustrati (uno, in realtà, è un nuovissimo silent book) per provare a rispondere o semplicemente iniziare un dialogo con i bambini/e rispetto alle due domande che ci siamo posti io e Mario nel post sui servizi ecosistemici e antropocentrismo urbano che abbiamo pubblicato sui “nostri” social qualche settimana fa: “Ma cosa succederebbe se cominciassimo a vedere la natura non come qualcosa che deve “servirci”, ma come qualcosa che ha un valore indipendente da noi? Perché dobbiamo sempre giustificare la presenza di un albero o di un parco in termini di vantaggi per l’uomo?”.


Ecco i titoli:


L'albero azzurro di Amin Hassanzadeh Sharif, tradotto da Giulia Belloni, Kite, 2015

È la storia di un albero che vive al centro di una città e diventa intimo testimone di quello che accade nelle case delle persone. Tutti amano questo albero, tranne una persona: il Re che lo teme con tutte le sue forze. Così un giorno ordina ai suoi sudditi di tagliarlo completamente. Siete curiosi su cosa succederà?



L'albero di Shel Silverstein, tradotto da Daniela Gamba, Salani, 2014

È la storia dell’amicizia tra un albero e un bambino, ma crescendo, l’amore incondizionato del bambino nei confronti del suo amico albero muterà...



Cerfoglio di Ludwig Bemelmans, LupoGuido, 2020

È la storia di un pino che cresce tutto storto sull’orlo di un dirupo. Nel tempo il pino vede tagliare tutti gli alberi dritti dritti attorno a sé dagli esseri umani per ricavarne legna da bruciare, mobili, barche... Il nostro pino diventerà amico di un cervo, ma un bel giorno arriva un cacciatore, si apposta dietro l’albero, punta con il fucile il cervo, mette il dito sul grilletto e…



L'albero e il fiume di Aaron Becker, Feltrinelli, 2024

In questo libro non ci sono parole, solo tavole illustrate che si susseguono una dietro l’altra per raccontare un’unica scena che cambia nel tempo. Ma solo un albero e un fiume resisteranno allo scorrere del tempo narrato.




Cosa ne dite se facessimo una diretta sui social per presentare questi albi e meravigliarci insieme?


 
 
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